Il Sampietrino

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Una cosa che nn avevo mai fatto fino ad oggi era stata scrivere per insonnia. Certo quando ho avviato il blog ho pensato, e scritto, che questo nasceva come un qualcosa di puramente egoistico e dicendolo mi sn messo al riparo dal dovere scrivere quando nn ne avevo voglia oppure quando non avessi avuto argomenti che mi ispirassero abbastanza.

Tuttavia nn avrei mai pensato di scrivere solo per passare il tempo. Però tant’è: Mentre chi è al mio fianco ronfa allegramente… io nn ho sonno. E nn ho neppure un libro da leggere senza accendere la luce e interrompere il c.d. sonno del giusto della mia povera compagna (lo so che fa molto vetero comunista ma nn trovo termine più prossimo al mio ideale di coppia).

E forse ho trovato un argomento per un post estemporaneo.

Il Sampietrino

Il mio primo incontro con un sampietrino è stato a Napoli quando tanti anni fa sotto la questura ne scoprii le proprietà contundenti e quanto fosse agevolmente asportabile dal manto stradale per essere utilizzato alla bisogna durante le manifestazioni studentesche.
Bei tempi.

Il cosiddetto “cazzimbocchio” nn si prestava solo in contesti “antagonisti”. Solido e resistente ( un incubo nella posa a terra con quell’odore di pece usata per colmare gli interstizi) creava disegni stupendi nella pavimentazione di archi e controarchi che più di una volta ho avuto modo di studiare tra Napoli e Roma .

L’amato oggetto però alla prima pioggia saltava via dalla sua sede dando luogo facilmente a fossi (nel senso di fossati) su cui ho sfondato pneumatici in abbondanza e crepato diversi cerchi in lega di moto e macchine.
Non solo. Opportunamente levigato dall’attrito, reso umido o bagnato dalla pioggia, o a tarda notte, è diventato ben presto, insieme a tombini, strisce pedonali e rotaie, croce e delizia delle curve fatte in motocicletta.
Ma anche uno dei contesti dove con una vecchia 500 si potevano seminare chiattilli in auto e sciami di teppisti in motorino.

Uno degli incontri più recenti e piacevoli con un sampietrino è stato quest’anno passato nel Ghetto di Roma. Davanti a molte abitazioni dalle quali erano stati deportati gli inquilini oltre sessanta anni fa, sono stati sostituiti i sampietrini originali con altrettanti cazzimbocchi in ottone ognuno con sopra incisi nome, cognome, anno di nascita e data di arresto di uomini e donne che oggi nn ci sono più.
Buonanotte

PS: alla fine mi sn lasciato prendere la mano e sono più sveglio di prima. “Questa qui” invece continua a dormire!

20 thoughts on “Il Sampietrino

  1. E se l’insonnia facesse a tutti questi scherzi, sai che bei blog che si potrebbero leggere alle 9 di mattina?
    Ha fatto una disanima perfetta dottore, ma non ha dato il giusto risalto allo stracatacazzo di rumore che fanno le auto nel passare sui sampietrini la notte, rispetto al rumore più ovattato che fanno sul miserrimo asfalto. Soprattutto se si abita al primo piano, la strada è stretta ed il suono rimbomba per bene.
    Sa, mica sono da sempre ai piani alti…
    🙂

    • In effetti nn ho parlato neppure di un ristorante qui dietro che si chiama il Sampietrino e il Capo qui fa notare come l’annosa piaga portata dall’uso dei sampietrini sia per i TACCHI!!!
      Vabbé ma erano pure le due di notte e poi, scusate, ma chi li ha mai messi i tacchi sui sampietrini? Io NO! 😜😜😜

    • Quel capo di chi parli ha appena aperto un occhio, dopo un bel bacio ha letto il post. Mi ha dato del disgraziato e poi si è avviata caffettiera alla mano in giro pEr la casa,tipo bastone del rabdomante. Gle l’ho fatto notare e lei mi ha detto che cerca solo un fidanzato più magro 😉

  2. Ma guarda tu partendo da un sampietrino…che ricordi, che analisi!! :))
    Il selcio, come si dice a Roma (da cui “sercio”) è vero che fa più rumore al passaggio delle auto, da fuori, ma quando sei dentro la macchina e senti quell’irregolarità musicale, come se i pneumatici suonassero degli strumenti a pietra, con una sordina gommosa…a me piace un casino!
    Qui a Torino, più franzosamente, viene chiamato Pavesino, da Pavè. Non c’azzecca una mazza, non trovi?

    • Decisamente. Eppure a me il termine ricorda una di quelle letture da antologia delle scuole medie che parlava degli epici scontri tra Coppi e Bartali e che si chiamava: l’inferno del pavé. Io allora nn sapevo neppure cosa fosse il pavé né chi fossero questi eroi passati.
      Mi sarei innamorato anni dopo, sempre di due ruote, ma nel frattempo erano cambiati gli eroi ed erano stati aggiunti motori, cambio e frizioni.
      In poche parole: La MotoGP

  3. ..Io una volta misi i tacchi a Roma.. non considerai la presenza dei sanpietrini assassini!!! Fu un grave errore!!
    Dovevo andare al teatro con Sara.. fu una bellissima serata.. salvo per le mie scarpe preferite distrutte! 😦

    • Ecco ritornare, a distanza di anni e lontano dal Giro d’Italia, l’inferno del pavé. Solo che adesso è un inferno per il tacco 12! Epperò quanto è bello (il tacco) 😉

  4. AHaaaaaahhh! tu sei di quegli uomini che apprezzano il taccone…che secondo me è un pò una vendetta nei confronti delle femmine (le quali, tornando all’inferno e alle leggi del contrappasso e del peccato, non sanno resistere a piacere agli uomini e pur soffrendo lo indosseranno e gli uomini saranno grtificati da tale supplizio!). Io però non ho ancora risolto il mistero che si cela dietro a Massimo, il quale apprezza le donne col tacco ma poi a me dice “Ma no amore, perchè ti devi mettere quei trampoli che poi ci stai scomoda”? E’ vero che a me ha sempre dato l’idea che se una tappa si mette il tacco 12 lo fa con l’aria di chi si mette una protesi…però lui mi conferma che forse questo è più che un sospetto!!!

      • Secondo me quella della protesi è autobiografica. Una volta è caduta dal trampolo e da allora sempre ballerine!
        Giustamente Massimo sa che gli tocca e quindi anche lui sconsiglia…
        Ma poi i trampoli se li guarda???

  5. ahahah!! fate i gradassi siori miei!
    ma io ebbi un tempo in cui portavo tacchi come fosse niente! c’avevo la caviglia a 180gradi (non centigradi! ma anche…il piede ribolliva pure a fine serata). Tuttavia avevo classe (media direi).
    Ora se metto un tacco 7 mi gira la testa…
    Massimo è di quelli bucolici. Di quelli che ama la mutanda sdrucita al pizzo, il prendisolino a disegni etnici al vestitino glam, le cioce di padre pio al sandalo sex&thecity.
    Ora io dico…ma una via di mezzo noooo?????

    • La classe nn si perde. Sta tranquilla. Neppure con le cioce! 😎
      Nn capisco però perché un tacco medio ti faccia girare la testa. Di solito è fatto per farla girare a noi! 😉

      • eeehhhh! invece…invece si va perdendo! sarà che il mal di schiena ti piega irrimediabilmente costringendoti ad una andatura poco elegante, che la pianta del piede è diventata quel gelsomino dal collo lungo che era una specie di baobab…insomma, non mi fare andare avanti che mi deprimo! 😀
        è che soffro pure di vertigini! 🙂

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