Bioritmi

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Ognuno di noi ha dei bioritmi. Il mio ex capo si svegliava alle 5 del mattino e alle 5,30 ascoltava il primo radio giornale. Quando arrivava in ufficio, qualche ora dopo, era caricato a molla. Un fiume in piena di idee e progetti per le successive 12 ore. Un vulcano.

Io quando mi sveglio la mattina sn peggio di un motore diesel di prima generazione: un “polmone” in gergo. Carburo con una lentezza impressionante. E questo nn perché nn ci provi ma proprio perché semplicemente nn ce la faccio!
I tentativi sn stati vani quanto pericolosi.

Ultimi degni di nota si sono avuti in questa settimana dove sn andato in ufficio con un po’ più di calma visto il periodo. Ho pensato: fai qualcosa di buono. Fai qualche servizio in casa. Sistema le cose in disordine e vedi quello che nn va. Cose semplici. Al maschietto medio già a monte si richiedono cose di infima capacità intellettiva e ultimamente anche di bassa manualità. Svuotare la lavastoviglie, riempire la zuccheriera, riporre i panni stirati, vedere cosa manca in frigo. Cose così.
Nn l’avessi mai fatto! Tragedie indicibili si sono abbattute su di me e chi mi circonda. L’ultima stamane.

Quando la povera Gina ha preparato il caffè io ancora giacevo catatonico sulla sedia cercando di capire chi fossi e da quale universo provenissi.
Appena lo ha assaggiato però sn stato richiamato con violenza sulla Terra da un disperato singulto di sofferenza, associato ad uno sguardo incredulo e insieme accusatorio nei miei confronti!
Nello stesso istante l’ho vista scappare in bagno.
Davanti a me la povera tazzina, innocente. Di fianco a lei la piccola zuccheriera ricolma di sale, finissimo…

Roma in Prati e il Valhalla dei Parioli

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Io nn conosco Roma, questo si sa. Dopo avere lavorato per diverso tempo in una piccola TV locale – di cui nn farò il nome perché nn merita pubblicità alcuna, neppure negativa – ho ben pensato di rinchiudermi 9 anni or sono, in un bell’ufficio a trafficare con tonnellate di scartoffie. Di fatto, ahimè, la mia conoscenza della città possiamo dire sia rimasta ferma a quella data.
E così da anni sento magnificare gli eccelsi quartieri di Roma nord (al solito, nn potevano mai essere a Roma sud, nossignore), ma nn ho mai capito davvero di cosa si trattasse. O forse l’ho capito ma “nn mi sono fatto persuaso”.
Ho sempre considerato un “bel quartiere” come un posto sicuro, che ha sì dei buoni servizi, ma anche degli edifici architettonicamente curati magari in stile, molto verde certo ma senza rinunciare ad una bella vista (magari col Golfo, qualcuno sostiene si veda anche da qui). Insomma una sorta di Palazzo Donn’Anna trapiantato nella capitale. Invece, mio malgrado, fatto salvo il quartiere Coppedè e qualcos’altro qua e là, ho dovuto ricredermi.
Quando cerchi casa a Roma ti fanno delle rapine senza pistola (e poi ti fanno pure il buco in petto) vendendoti case popolari anni ’70 a cifre blu, solo perché gli hanno sostituito i proverbiali infissi in alluminio, hanno messo il Listone Giordano a terra, dato una ripulita e le hanno spacciate per case di lusso. E la cosa ancora più bella è che se le comprano (secondo me hanno la residenza a Roma ma sono nati a Milano o in Svizzera…).
Mi riferisco ai quartieri di Prati (ah, si dice che vivi “in” Prati e nn “a” Prati, sennò capiscono che sei pezzotto e ti tolgono pure il saluto), Parioli, Trieste e, chiaramente, Pinciano che, beninteso, non è vicino a via Pinciana, come del resto via dei Monti Parioli nn fa certo parte del quartiere Parioli (a Roma nord si divertono così, beati loro…).
Queste zone, lontanissime dal centro, vantano il classico clima alla Charlie Brown corredato di nuovoletta: d’estate si crepa di caldo e ti strapperesti la pelle di dosso e d’inverno invece ci si puzza di freddo con tonnellate di neve e manco qualcuno che ti pulisce la strada (tanto che lassù tengono le catene perché lo sanno), il tutto “intramezzato” da una doppia stagione monsonica, tanto per gradire (la moda delle galosce? Venuta giù con l’ultima alluvione dal Pinciano).
Quello che è peggio è che i suoi residenti te ne parlano anche con una punta di orgoglio! Manco fosse il paradiso del Valhalla, perso tra le cime innevate…
Il giorno in cui tu scendi in maniche di camicia per andare al lavoro e ti godi il primo sole capitolino di inizio estate, loro ci tengono a sottolineare come il termometro in casa segni 11 gradi!
Ma da dove vengono, dal Pollino!?

PS: questo post è dedicato ad un mio carissimo amico, ivi residente.
In effetti in passato gli ho chiesto spesso foto assolate di queste zone ma nn è riuscito a trovarne una.
Colpa della nebbia, credo.

Bis in Idem

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Oggi sono tornato ufficialmente da Bis, a Borgo Pio. In poco tempo Laura e Marina hanno realizzato un piccolo miracolo.
Nella primavera dell’anno scorso Bis era un timido angolino in cui si faceva cucina biologica espressa, dove le persone entravano esitanti attratti da un’estetica che “sa di buono” e restavano inchiodati da sapori, profumi e cortesia.
Una scommessa nella Roma assediata da turisti mordi e fuggi.

Oggi Bis è una bella realtà, fatta di rapporti quotidiani strutturati e genuini. Di simpatia e attenzione al singolo cliente (così rara oramai che è difficile anche descriverla). Ma anche di convenzioni con gli uffici e partnership con importanti griffe con sede a Roma. Alcune di queste hanno compreso che la qualità, prima ancora che nel prodotto offerto, parte da quello che mangiano i suoi dipendenti.

Ma veniamo al locale. Intanto il colore. Un tenue verde ti accoglie e ti circonda tra piante e intonaco. Il tutto sormontato da un bel tetto di travi e mattoni a vista.
Poi le persone. Lingue e culture si mescolano in un ambiente semplice e accogliente.

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Nella cucina, tutta a vista, si possono ammirare Andrea, occhi azzurri ed esperienza internazionale, e la bionda Solomìa, che dall’Ucraina ha portato in Italia il suo talento.
Io dico che le persone fanno la fila anche solo per vederli cucinare.

Alla cassa, e nn solo, Laura e Marina, due ragazze squisite che sono riuscite a rimanere fedeli a se stesse pur imparando a districarsi tra i mille problemi che questa avventura ha presentato loro.

Jolly Manuela, forse la più giovane. Il suo cappellone nero da chef nn riesce a nascondere alcune ciocche di capelli color Bis e un carattere bello tosto e determinato.
Una risorsa preziosa.

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Questa volta nn parlerò delle cose buonissime che ho assaggiato e neppure quel “ben-di-Dio” che ho visto passarmi davanti perché nn mi considero sufficientemente bravo da dipingere quel paradiso.
Dico solo che se la prima volta (leggi qui) sono stato letteralmente preso per la gola e forse non ho dato il giusto peso al contesto in cui mi trovavo posso dire che il gruppo di persone che ho conosciuto oggi è buono nn meno di quello che ho mangiato.
Ed era tutto squisito.
Quindi, se ancora nn siete andati a provarlo (si trova a via Vitelleschi 38/40, a 5 minuti da via della Conciliazione) è ora che vi diate una mossa! Parlare di Bis come di un posto solo in cui si mangia è stupido e riduttivo.

Una menzione speciale per Simona, che nn ho conosciuto perché era andata via e per super Marina che nn era di turno.
Un grazie di cuore a Laura, splendida padrona di casa e a Quartopianosenzascensore, per avermi fatto conoscere questa meraviglia.
ToMeTooYou, ci sei mancata.