Stasera-o-domani!


Dopo tre anni molto impegnativi sono finalmente tornato a Carloforte. Mi mancava.

La città è il centro abitato di una piccola isola non lontana da Cagliari.

Tornare “sull’isola-dell’isola-della penisola”, come romanticamente la definiscono i locali, mi dà sempre un senso di pace, questo in effetti è il 16º anno che passo qui parte dell’estate.

Questo posto è stupendo, ha una storia unica che affonda le sue radici nel mare, nella schiavitù, fino alla pirateria e, non ultimo, qui si mangia pure parecchio bene. Il ché non guasta mai.

Ma ogni rosa ha le sue spine. Quelle di quest’isola – che un mese all’anno vede quadruplicare la sua popolazione – sono legate alle abitudini degli 11 mesi rimanenti.

Intanto il turista è tollerato, ma vista la maleducazione dilagante in fondo ci sta. La cosa però che più colpisce chi non è avvezzo ai ritmi isolani è la proverbiale e serafica calma dei carlofortini.

Il perché non è difficile da capire: in autunno, inverno e primavera andare ad acquistare beni o servizi rappresenta uno dei pochi momenti di scambio di opinioni o notizie di prima mano. Non esiste fretta alcuna, al contrario, la premura sarebbe vista come scarso piacere ad intrattenersi.

Immaginate cosa succede quindi in estate, quando l’esercente si trova davanti un cliente che ha fretta di acquistare, pagare e andarsene (magari a mare, oppure gli serve un ricambio dell’auto per potere lasciare l’isola il giorno stesso). Le risposte inevitabilmente presuppongono dei tempi che sono per noi incomprensibili e che in questi anni hanno determinato risse verbali (ma anche fisiche) oltre a innumerevoli casi di esaurimento nervoso e infiniti tentativi di imitazione.

Quando il cliente pone una sollecita e specifica richiesta al venditore, questo di primo acchito lo guarda con aria incuriosita, come fosse un animale esotico, ma subito dopo lo mette alla prova con la prima risposta base del carlofortino: EH – NON – C’È!

Il cliente, un po’ smarrito, a quel punto prova a chiedere (specie nel caso del ricambio per partenza impellente) se il bene non ci sia perché non trattino l’articolo oppure sia solo terminato. Qui scatta la seconda risposta tipo: È-FINITO! (Fidatevi, succede proprio così)

A questo punto il confronto può ragionevolmente terminare (se si cercano, ad esempio, delle spezie) ma non finirà se abbiamo l’auto in panne e una nave da prendere a Cagliari una manciata di ore più tardi. In questo caso l’acquirente-determinato opterà per incalzare l’esercente con una domanda logica per capire se e quando arriverà ciò di cui ha estremo e urgente bisogno.

E qui che scatta la terza risposta tipo, che ha visto soccombere fior di pazienze e infrangersi anni di pratiche zen: QUANDO??? COME-QUANDO?! (Prova-a-ripassare-) STASERA-O-DOMANI!!!

Con calma…

PS: Dopo tanti anni e tante avventure legate a questa terra, tengo a dire che guardo a tutte queste dinamiche come ad una caratteristica o, se vogliamo, un vezzo dei carlofortini (anche perché sono ancora sull’isola mentre scrivo e vorrei tornare sano e salvo sul continente).

Scherzi a parte, un giorno forse arriveranno i ritmi cittadini anche qui (come diversi anni fa chiuse il campeggio e arrivò il porto turistico con i suoi yacht). Quello sarà un giorno triste.

Ma se vi si romperà la macchina magari riuscirete anche a ripartire 😉

Keep calm and get back to work

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Manteniamo la calma… (cit. Rossella G.)

Diciamo che per attitudine ho dato, e ripongo tuttora, una fiducia smodata (sì, proprio come la Velocità di Balle Spaziali) nell’amicizia: un rapporto senza vincoli, senza obblighi, senza secondi fini. A fondo perduto ho detto a volte, ma forse proprio per questo più sentito e onesto di tanti altri. Molti dei quali opportunamente calcolati.
Intendiamoci non mi è andata sempre bene. Anche io ho preso le mie belle cantonate. Così come ho perduto amici che erano parte di me è li piango ancora oggi. Eppure sono arrivato alla conclusione che i rapporti tra gli esseri umani, belli o brutti che siano, si portano avanti in due. E quindi costituire il 90% di un rapporto è anch’essa una forma di egoismo. Un rapporto nn “con” un amico, ma a sua insaputa.
Detto questo però se dovessi fare un bilancio di questi ultimi anni posso dirmi davvero fortunato. Perché anche sul lavoro, oltre che fuori, ho avuto la possibilità di incontrare persone davvero speciali. E questo vale nn solo per i datori di lavoro (che per fortuna nn mi leggono) quanto per i miei colleghi, presenti e passati.
Lavoro da oltre 8 anni in una realtà dove il cinismo e l’opportunità vengono comunemente considerati la regola e i rapporti umani spesso hanno senso solo fino a quando fanno comodo. Eppure, forse come reazione a tutto questo, io ho trovato tante persone speciali (anche qualche soggetto ostico, ma questa è un’altra storia).
Professionisti che meriterebbero di dirigere questo Paese e che invece ne gestiscono quotidianamente le miserie. Eppure continuano ad amare il loro lavoro, anche se precario, anche se a volte frustrante, anche se a volte finisci in modalità “odio tutti”.

Questo post nasce per ringraziare le tante amiche e amici che rendono il mio lavoro più dolce ma può essere utile anche per capire cosa intendo quando dico che tornare al lavoro è sì sempre traumatizzante dopo l’estate, eppure per me lo è stato meno che per tanti altri.

Lavoro, magari buono, a tutti!

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