Sono soltanto cose?

È vero, non bisogna attaccarsi alle cose. Bisogna lasciarle andare, come le persone. Ma, al pari di queste, a volte sono gli oggetti a restare attaccati a noi. Succede nelle case in affitto piuttosto che in quelle di famiglia, come negli uffici pubblici, tra una transizione e l’altra.

Piccoli e grandi oggetti con una loro indole e, soprattutto, una propria storia. Lasciati per fretta ma anche in ricordo (in eredità?) a testimoniare la moda o il gusto di chi li aveva acquistati e/o scelti per arredare, per rendere più “calda”, confortevole o anche funzionale una stanza.

Oggetti che se solo potessero raccontare e raccontarsi probabilmente traccerebbero storie degne di un romanzo. Poltrone, quadri, stampe, tavoli, sedie… bandiere. Ma a volte anche semplici sottomani, portapenne o tagliacarte.

Oggetti e arredi che presto o tardi anche noi lasceremo ad altri, magari per cominciare nuove avventure e, chissà, quelle cose forse un giorno parleranno di noi.

AD10S

Y un día ocurrió. Un día lo inevitable sucedió. Es un cachetazo emocional y nacional. Un golpe que retumba en todas las latitudes. Un impacto mundial. Una noticia que marca una bisagra en la historia. La sentencia que varias veces se escribió pero había sido gambeteada por el destino ahora es parte de la triste realidad: murió Diego Armando Maradona.

Nec recisa recedit

E quindi, all’una e mezza di una notte di fine estate, tu che hai premura di vivere e non riesci a dormire, che fai?

Semplice. Quello che oramai non riesci più a fare perché il mondo scassa al ritmo di 500 messaggi al minuto per dare prova e senso alla propria esistenza: leggi e ascolti la musica. Niente che piaccia, nulla di mainstream. Ascolti e leggi quello schifo che piace a te. E che forse ti piace anche perché fa schifo agli altri, chissà.

Quanti anni sono che non ti butti sul letto e ascolti la musica guardando il doppio poster di Trainspotting attaccato con le puntine al soffitto?

Quanti anni sono che non leggi il testo del monologo finale del film?

Decisamente troppi. Ma tu sai molto bene cosa dice. Lo hai letto ogni mattina per anni – aprendo l’anta del tuo armadio – insieme alla storia di un ragazzo che in piena guerra fredda è atterrato con un Cessna sulla Piazza Rossa di Mosca.

Curiosi come un mulo

Essere una persona curiosa è molto stimolante. Tutto appare interessante e degno di essere approfondito. Il mondo dei curiosi non è fatto di assoluti -bianco/nero, bello/brutto, giusto/sbagliato- è un caleidoscopio di colori, ricco di mille sfumature. Certo è più impegnativo, di sicuro meno semplice. Ma infinitamente più bello e, soprattutto, meno noioso.

Un mondo imprevedibile, fatto di infinite sollecitazioni quotidiane. Poco propenso forse alla speculazione fine a sé stessa, ma non per questo meno riflessivo pur di comprendere a fondo chi o cosa gli si pone di fronte. Capire davvero quello che lo interessa è la sua missione e il resto, semplicemente, lo annoia.

Il curioso sa anche che per meglio comprendere quanto lo circonda non gli serve trincerarsi dietro schemi e preconcetti ma, senza smarrire se stesso, deve imparare a destrutturarsi e ricomporsi con le categorie altrui.

Ma attenzione. Questa disponibilità caratteriale non va confusa con la mancanza di un proprio punto di vista. Sarebbe un errore grossolano. Il curioso sa bene cosa vuole e, per quanto affascinato da ciò che è altro da sé, difficilmente cambia idea. Al contrario, tutti questi stimoli, tutti questi approcci differenti, gli servono spesso per avere un riscontro costante circa la bontà delle sue convinzioni.

Ergo Curiosi sì, ma come un mulo

P.S.: In fondo a volte basta iniziare ad impiastricciare. E chissà che non venga fuori qualcosa di buono…