Nec recisa recedit

E quindi, all’una e mezza di una notte di fine estate, tu che hai premura di vivere e non riesci a dormire, che fai?

Semplice. Quello che oramai non riesci più a fare perché il mondo scassa al ritmo di 500 messaggi al minuto per dare prova e senso alla propria esistenza: leggi e ascolti la musica. Niente che piaccia, nulla di mainstream. Ascolti e leggi quello schifo che piace a te. E che forse ti piace anche perché fa schifo agli altri, chissà.

Quanti anni sono che non ti butti sul letto e ascolti la musica guardando il doppio poster di Trainspotting attaccato con le puntine al soffitto?

Quanti anni sono che non leggi il testo del monologo finale del film?

Decisamente troppi. Ma tu sai molto bene cosa dice. Lo hai letto ogni mattina per anni – aprendo l’anta del tuo armadio – insieme alla storia di un ragazzo che in piena guerra fredda è atterrato con un Cessna sulla Piazza Rossa di Mosca.

Curiosi come un mulo

Essere una persona curiosa è molto stimolante. Tutto appare interessante e degno di essere approfondito. Il mondo dei curiosi non è fatto di assoluti -bianco/nero, bello/brutto, giusto/sbagliato- è un caleidoscopio di colori, ricco di mille sfumature. Certo è più impegnativo, di sicuro meno semplice. Ma infinitamente più bello e, soprattutto, meno noioso.

Un mondo imprevedibile, fatto di infinite sollecitazioni quotidiane. Poco propenso forse alla speculazione fine a sé stessa, ma non per questo meno riflessivo pur di comprendere a fondo chi o cosa gli si pone di fronte. Capire davvero quello che lo interessa è la sua missione e il resto, semplicemente, lo annoia.

Il curioso sa anche che per meglio comprendere quanto lo circonda non gli serve trincerarsi dietro schemi e preconcetti ma, senza smarrire se stesso, deve imparare a destrutturarsi e ricomporsi con le categorie altrui.

Ma attenzione. Questa disponibilità caratteriale non va confusa con la mancanza di un proprio punto di vista. Sarebbe un errore grossolano. Il curioso sa bene cosa vuole e, per quanto affascinato da ciò che è altro da sé, difficilmente cambia idea. Al contrario, tutti questi stimoli, tutti questi approcci differenti, gli servono spesso per avere un riscontro costante circa la bontà delle sue convinzioni.

Ergo Curiosi sì, ma come un mulo

P.S.: In fondo a volte basta iniziare ad impiastricciare. E chissà che non venga fuori qualcosa di buono…

Less is More

La forma è sostanza.

Sono anni che mi sento ripetere questa frase. Eppure per quanto io la comprenda e la rispetti – finanche ad applicarla, quando necessario – resta un concetto che non potrebbe essere da me più lontano.

In una società dove sembra che la forma abbia costantemente priorità sulla sostanza, io mi ostino a credere che un contenuto sufficientemente buono e credibile, possa prescindere anche da una forma necessariamente accattivante.

Insisto nel credere a quello che sento. Anche se a volte fa a cazzotti con quello che vedo. Continuo ad ascoltare cose non dette, perché in quel silenzio c’è più bellezza che in mille parole.

E non credo nelle persone perché sono belle, al contrario le trovo così belle perché credo in loro. Così come odio i complimenti, fatti e ricevuti, ma quando arrivo al punto di farli è perché non sono riuscito a farne a meno.

Infine trovo che un gesto valga più di mille parole.

Ma credo che la parola giusta, al momento giusto, sappia bene infrangere cuori e spezzare incantesimi

Propositi per il nuovo anno

Sulla falsariga di quella stilata dalla rivista Internazionale (e segnalatami dalla mia “influenza remota”), vado a compilare una lista semi seria dei miei buoni propositi per il 2019.

Diciamo che se già riuscissi a perseguirne la metà sarebbe un gran risultato.

Tra questi:

Stare un po’ zitto e ragionare di più.

Fare le analisi.

Curarmi di più e volermi bene.

Cercare di dimezzare il tempo passato sul telefonino, specie in compagnia.

Ascoltare più musica dal vivo.

Guardare il mare almeno una volta al mese.

Avere una vita più regolare.

Mangiare di meno e dormire di più.

Fare il turista a Roma.

Fare il romano a Roma.

Andare a Lisbona.

Progettare viaggi futuri a corto raggio (Tourist Trophy) e più lontano (Giappone).

Migliorare la mia grafia.

Essere meno scontroso.

Imparare a chiedere.

Essere meno orgoglioso.

Festeggiare più spesso.

Bere più vino e meno coca zero.

Acquisire maggiore consapevolezza.

Ritagliarmi i miei spazi.

Nuotare.

Trascorrere più WE in montagna.

Tornare a Carloforte.

Recuperare alcune vecchie magliette.

Buttare/regalare quante più cose possibili.

Evitare effetto fisarmonica.

Essere meno melodrammatico.

Coccolare di più i miei.

Staccare.

Perseguire con maggiore determinazione la felicità mia e del “cialtronume” che mi è vicino.

…E voi???