Il Natale, quando arriva, arriva!

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La maggica Daniela, che per raccontarla servirebbe un blog ad personam, commentando “La settima arte” ha giustamente sottolineato un aspetto fondamentale della mia vita negli ultimi 9 anni in dolce compagnia: Il periodo natalizio, ma soprattutto l’albero e gli addobbi!!!
Sì perché, se nn si considera anche questo aspetto, qualcuno potrebbe pensare che vivere in 30 mq con una persona che ne occupa 25 tra scarpe, borse e vestiti tutto sommato sia fattibile. E lo sarebbe anche.

Premessa.
Tutti amano il Natale. Qualcuno è religioso, qualcuno no, qualcuno ne approfitta per fare un po’ di vacanza e altri per fare un po’ di regali.
Per i napoletani, ma credo sia nazionale, albero e/o presepe si “ingegnano” all’immacolata (8 dicembre”) e si “sbacantano” alla Befana (6 gennaio). Fin qua sembra tutto normale.

E invece no. In casa mia e della Gina il tutto dura mediamente da dopo i morti (2 novembre) fino a Pasqua (variabile tra marzo e aprile)!!!
Parliamo dunque di 5-6 mesi! E allorquando ho sollevato le mie perplessità in merito mi ė stato risposto: “Ma il Natale mi rende felice!”… E tu che fai? Le dici di no???
Ma non basta. Alcuni festoni e lucine (almeno nn colorate) sono state addirittura istituzionalizzate …per tutti e dodici mesi! Certo anche a me piace il Natale ma quando mi venne comunicato che “avevamo comprato un albero” da mettere in casa (da notare la subdola scelta del plurale), io pensavo che avendo casa bonsai fosse uno di quegli alberelli altrettanto bonsai da 60 cm… Tornato a casa ho capito la portata della tragedia.

L’alberello in questione era chiuso in uno scatolo lungo 80 cm… ma era smontato e diviso in tre parti!
Quelli ferrati in matematica avranno già capito, ma procedo per gli altri: l’alberello bonsai debitamente composto era alto quasi due metri e mezzo. E guai a parlare di puntale, che con quello si arrivava agevolmente al piano di sopra. E poiché, come ė noto, un pino non assomiglia a un cipresso (e meno male), il bonsai nella parte bassa era più largo e con un’ “apertura alare” di un metro e sessanta. Una cosa enorme!!!
Era talmente grande che quando apparecchiavo la tavola di sera mettevo 3 posti!
Addobbarlo era talmente un casino che pareva la vestizione dei Cavalieri dello Zodiaco!

Ogni anno passavo dal venerdì sera al sabato (24 ore) per tirarlo giù dall’armadio, montarlo, e soprattutto allargare e sistemare i rami perché avessero una forma il più naturale possibile. Il sabato sera i nostri poveri amici non solo rischiavano la vita venendo a cena ma passavano anche 3 ore a mettere i pupazzetti di legno e latta accumulati in anni di piccole spese natalizie. Che bello.
E a chi ci chiedesse perché mettere gli addobbi con due mesi di anticipo nn si poteva spiegare…Il Natale quando arriva, arriva!

L’albero bonsai lasciava ogni anno (a Pasqua) un vuoto tale che sembrava di avere allargato casa del 20%.
Allo stesso modo quell’albero e quella casa lasceranno in noi un grande vuoto.
Adesso, con casa nuova, temo però l’arrivo di novembre… La Gina soffierà con un mese di anticipo il pino scandinavo a Papa Francesco?
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PS: Questo post è dedicato a tutti coloro che da anni mi regalano un Natale e un Santo Stefano meravigliosi. Grazie per avermi insegnato ad amare le tradizioni.

La settima arte

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Cambiare casa è un po’ come tagliare drasticamente i capelli quando desideri cambiare vita.
È un segnale. Prima di tutto verso te stesso che nn riesci più a vederti come prima. Preludio di grandi cambiamenti.
Eppure per vedermi diverso mi sono già messo a dieta!
E allora?
Allora cambiare abitazione, nel mio caso e più semplicemente, risponde all’esigenza di avere uno spazio maggiore in cui poter costruire con la giusta persona qualcosa che in 30 mq nn sarebbe più entrato.

Tutto molto bello, ma dal lato pratico cambiare casa è anche un casino.
Richiede, come tutto, una buona dose di fortuna (quel fattore C che temevo di avere perduto, e invece no), una di incoscienza (sto senza una lira) e -non ultima- una innata capacità di venirsi incontro.
Ultimamente mi sto convincendo che quest’ultima meriti una menzione speciale:
Con buona pace di Ricciotto Canudo, sono arrivato alla conclusione che la settima arte non è il cinema, è il compromesso (che la realtà sì rappresenta ma, più spesso, determina).
Sapevatelo!!!

Harley Davidson e Marlboro Man

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Difficile nn scrivere un post sul fenomeno Harley Davidson che ha portato a Roma, per festeggiare i 110 anni del marchio, qualcosa come 100 mila motociclisti da mezza Europa corredati dal blasonato scaldabagno a due ruote .

Ma perché proprio a Roma? Senza volere entrare nelle insondabili menti degli organizzatori, possiamo immaginare che ci abbiano fatto questo gradito regalo perché il mostro sacro di Milwaukee è un vero e proprio mito nel nostro paese.

Osannata anche da gruppi musicali nostrani (gli 883 si ispirarono alla piccola di casa per il loro nome), l’Harley in Italia all’inizio è stata appannaggio di avvocati milanesi rampanti e cumenda che volevano iniziare a fare i giovani a 50 anni.
Poche altre geniali categorie umane potevano permettersi un tale proibitivo esborso per portarsi a casa un pezzo di storia.
Sì, di storia, ma solo nel senso che aveva logiche e know how nettamente più vicine al velocipede che ad una Moto GP!

Oggi, visto anche il cambio €/$ più conveniente di allora e il Quoziente Intellettivo aumentato a dismisura, l’Harley ha molti più acquirenti. Simpatici ultra 60enni che invece di pensare ai nipotini girano con la groupie minorenne abbranchiata intorno alla vita. E professionisti alla moda che, dismesse le amate Hogan e la grisaglia, afferrano stivale da cow boy, scodella e gilet e cercano di passare inosservati con la loro amata.

Questo peraltro avviene con una certa difficoltà a causa delle onnipresenti abbaglianti cromature che tanto valeva coprirsi di specchi e che guai se queste poi si bagnano “tanto se piove prendo il Cayenne mica l’Harley ” (al punto che qualcuno pensava fossero idrosolubili).

Ma il vero marchio dell’Harleista è quel simpatico fracasso che mi ha sempre ricordato tanto gravi forme di meteorismo intestinale.
Per quanto la discrezione nn sia cosa da tutti è evidente che le marmitte (o silenziatori) di Milwaukee abbiano ormai l’unica manifesta funzione di aumentare l’area della superficie cromabile.

Quanto esposto, unitamente alle vibrazioni da martello pneumatico,
alla proverbiale tenuta di strada (si ribaltano in parcheggio) e
alle soluzioni tecniche nn proprio degne della Nasa, fanno di queste moto e dei loro utilizzatori finali (con minorate al seguito) una specie di incubo.
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Questo post è dedicato a coloro che amano le motociclette.
Quindi anche e soprattutto agli Harleisti: siete sempre in tempo a cambiare moto. Saluti!

La Particella di Dio?

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Questo testo nasce come il corpo di una lettera da inviare alla famigerata AntiMateria per provocarla e chiedere il motivo del suo silenzio (questo spiega l’attacco), ma poi la storia è andata avanti per suo conto. Al solito.
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Altrove…
– Yu-huuuuuu… C’è AntiMateria da quelle parti?
– No signora, Anti è andata a preparare la recita di Natale.
– Che cara ragazza, anche mio figlio! E che parte fa Antimateria quest’anno?
– Mi pare di aver capito… Ah sì: la Particella di Dio!
– Ehm… Bello!…ma di che si tratta precisamente?
– Signora mia, la particella di Dio, a dirvela tutta, sarebbe il famoso Bosone di Higgs….Ma la verità è che nessuno ha ancora capito bene di cosa si tratti… E quindi mia figlia ha difficoltà ad entrare nel personaggio. Capisce?
– Gesù, posso immaginare!
– Nn me ne parli signora, prima che mi spiegassero questa storia del Bosone, avevamo già preparato tutte le tuniche e pure i gigli… Era un incanto. Ma poi ci hanno spiegato che la Particella di Dio, col Padreterno, nn aveva proprio niente a che fare! Al massimo era di Higgs, appunto. Ma si rende conto?
– Cose da pazzi…
– Tanto lavoro per nulla!
– Eppure signora, mi deve credere, questo è niente rispetto a quello che è successo a mio figlio l’anno scorso.
– Che gli è successo?
– Gli avevano dato la parte del QuBit* nella recita sul teletrasporto. Un ruolo di primo piano. Alla prova generale però, per rendere tutto più realistico, hanno usato il teletrasporto vero e proprio ma hanno spedito mio figlio chissà dove, tipo Star Trek ha presente? Tanto che nn riuscivano più a trovarlo!
– Oh Signore! E alla fine dove era finito, povera stellina?
– Indovini un po’, in un buco nero!!!

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Il post è dedicato in primo luogo all’Antimateria, che festeggia oggi il suo compleanno e che ha a cuore gli argomenti trattati: Tanti Auguri!
E poi agli amici fisici che, a differenza dei cugini matematici, hanno sempre pazientemente tollerato le mie evidenti incapacità aritmetiche.
Special thanks to Prof. Sciarpino per la consulenza tecnica.

* Qubit, contrazione di quantum bit, è il termine coniato da Benjamin Schumacher per indicare il bit quantistico ovvero l’unità di informazione quantistica.