Ho premura di vivere

20130829-053750.jpg

Ammetto che ci sono delle sere in cui proprio nn riesco a dormire.
In serate come questa il problema nn ė una forma più o meno grave di insonnia – che, per carità, sarebbe più che lecita – il fatto, piuttosto, ė che magari inizio a pensare a qualcosa… Cioè… pianifico, immagino, sogno e, semplicemente, la mia mente viaggia, molto più di quanto io faccia materialmente, come spiegavo a Simona (forza Simo’, aspettiamo tutti di leggere il tuo blog). Anche quando dorme la mia mente viaggia ma, in questo caso, resto sveglio perché all’immaginazione si accompagna una sorta di eccitazione (blanda…, maiali che nn siete altro…) legata al progetto.

Una delle prime volte di cui mi ricordo ero “in Ancona” da mia cugina Valentina per Pasquetta, con l’Arciprete, e un vecchio zio mi disse che pagando il passaggio di proprietà mi avrebbe ceduto la sua mitica Volkswagen Scirocco GTI ….. 1600 cc, 110 CV o giù di lì, per me quella non era solo una macchina, era una bomba!!!!
Potete credermi, quella notte io nn ho chiuso occhio fino a mattina pensando a tutti i viaggi che avrei potuto fare con la mia supermacchina. E tanti, tantissimi poi ne ho fatti…

Un’altra volta girando su internet in cerca di luoghi, viaggi e quindi moto (rassegnatevi per me le cose sono sempre state intimamente collegate) dopo essermi guardato le immagini dei GS Bmw e delle Ktm 990 Adventure (erano i tempi di Meoni) delle Super Ténéré e delle Africa Twin per la Dakar, l’occhio mi cadde su una vecchia Moto Guzzi che avevano caricato come un ciuccio: un Guzzi SP1000 ne avevo vista una simile da un meccanico con mio padre qualche settimana prima. Capivo che nn aveva un gran mercato ma sapevo anche che una vota messa a punto, con quella cilindrata e quel motore, ci sarei potuto arrivare in capo al mondo. Anche quella notte feci mattina.

Non ho mai comprato l’SP1000 e nn sono mai andato in Africa in moto. Ho fatto altre scelte e preso altre strade, forse. Vivo ancora però notti in cui ad es., pur di sapere come finisce un romanzo (Tai-Pan ultimamente), leggo fino all’alba. Oppure decido di andare a vederla, l’alba, come farò tra due ore….. e come ho fatto dopo il Guardia Mori settimana scorsa.
Poi passerò a salutare Stena e Andrea prima che vadano in ufficio (sempre che mi rispondano a quell’ora sul cell.) quindi un salto a trovare Renato Circonferenza sotto casa; appuntamento col Cacciottiello in garage e poi con la Gina via per il WE.

Posso capire che una bella dormita meriti altrettanto rispetto e tuttavia, per citare la Bandabardò:

“Devo dare di gas, Voglio energia, metto carbone e follia,
se mi rilasso, collasso, mi manca l’aria e l’allegria
perciò…Attenzio’ concentrazio’, ritmo e vitalità

Odio il pigiama e vedo rosso,
se la terra mi chiama non posso,
restare chiuso fra quattro mura, ho premura di vivere
perciò…
Attenzio’ concentrazio’, ritmo e vitalità

Sto fermo un giro non passo dal via,
piuttosto non gioco e vado via,
fuori dal vaso fuori di testa,
ho sempre un piede sul motore.

Chiaro!? Buonanotte.

PS: mentre “buttavo giù” ho ascoltato, senza rendermene conto, sempre e solo una canzone a palla (per la gioia della vicina), Can’t Hold Us (feat. Ray Dalton), per la Bonazza aggiungo pure il link ma il video so che nn piacerà a molti, l’audio però merita… http://youtu.be/2zNSgSzhBfM
Ancora, una mezzoretta, il tempo di pubblicare, e la spengo. Giuro!

Harley Davidson e Marlboro Man

20130616-215745.jpg

Difficile nn scrivere un post sul fenomeno Harley Davidson che ha portato a Roma, per festeggiare i 110 anni del marchio, qualcosa come 100 mila motociclisti da mezza Europa corredati dal blasonato scaldabagno a due ruote .

Ma perché proprio a Roma? Senza volere entrare nelle insondabili menti degli organizzatori, possiamo immaginare che ci abbiano fatto questo gradito regalo perché il mostro sacro di Milwaukee è un vero e proprio mito nel nostro paese.

Osannata anche da gruppi musicali nostrani (gli 883 si ispirarono alla piccola di casa per il loro nome), l’Harley in Italia all’inizio è stata appannaggio di avvocati milanesi rampanti e cumenda che volevano iniziare a fare i giovani a 50 anni.
Poche altre geniali categorie umane potevano permettersi un tale proibitivo esborso per portarsi a casa un pezzo di storia.
Sì, di storia, ma solo nel senso che aveva logiche e know how nettamente più vicine al velocipede che ad una Moto GP!

Oggi, visto anche il cambio €/$ più conveniente di allora e il Quoziente Intellettivo aumentato a dismisura, l’Harley ha molti più acquirenti. Simpatici ultra 60enni che invece di pensare ai nipotini girano con la groupie minorenne abbranchiata intorno alla vita. E professionisti alla moda che, dismesse le amate Hogan e la grisaglia, afferrano stivale da cow boy, scodella e gilet e cercano di passare inosservati con la loro amata.

Questo peraltro avviene con una certa difficoltà a causa delle onnipresenti abbaglianti cromature che tanto valeva coprirsi di specchi e che guai se queste poi si bagnano “tanto se piove prendo il Cayenne mica l’Harley ” (al punto che qualcuno pensava fossero idrosolubili).

Ma il vero marchio dell’Harleista è quel simpatico fracasso che mi ha sempre ricordato tanto gravi forme di meteorismo intestinale.
Per quanto la discrezione nn sia cosa da tutti è evidente che le marmitte (o silenziatori) di Milwaukee abbiano ormai l’unica manifesta funzione di aumentare l’area della superficie cromabile.

Quanto esposto, unitamente alle vibrazioni da martello pneumatico,
alla proverbiale tenuta di strada (si ribaltano in parcheggio) e
alle soluzioni tecniche nn proprio degne della Nasa, fanno di queste moto e dei loro utilizzatori finali (con minorate al seguito) una specie di incubo.
.
.
.

Questo post è dedicato a coloro che amano le motociclette.
Quindi anche e soprattutto agli Harleisti: siete sempre in tempo a cambiare moto. Saluti!

Perché!?

Chiariamo subito che questo post rientra nella categoria pippa mentale che, quando avrò capito come funziona ‘sto bblogg, provvederò ad istituire. Per adesso apprezzate l’onestà intellettuale ed evitate di leggere. Grazie.

Per rispondere degnamente ad un mio caro amico (uno cui nn merito di lucidare la moto, per capirci), quando ho scritto che stavo facendo una cazzata sapevo bene che iniziare un blog è cosa impegnativa assai e sapevo anche di non essere il tipo che le cose le fa tanto per fare. Al massimo le fa a modo suo, ma questa è un’altra storia.
A quel punto però mi sono chiesto perché.
Una dei protagonisti di Santa Maradona – uno dei miei film cult-direbbe senza mezzi termini che… c’è un motivo per cui si fanno le cose e c’è un motivo per cui quelle stesse cose non si fanno. Perché allora scrivere un blog? Sì… Perché!?

Non esiste credo una risposta sola. Intanto scrivere mi rilassa e mi diverte. Quindi ho iniziato per rispondere ad una esigenza personale. A maggior ragione in questo periodo di nullafacenza (io nn so stare troppo a lungo fermo, “Tengo Arteteca” un argento vivo in salsa napoletana). Chissà, forse è stato un modo per comunicare dalla bolla (Blog ergo sum… Pretenzioso direi). Magari invece è solo un modo per evitare di inondare di commenti spammosi i blog altrui. E soprattutto uno.
Scrivere è esercizio ma anche (direbbe Veltroni Buonanima… ah è vivo? Magguarda!), abitudine, e seppure non scriverò mai un libro su quello che mi è successo (auspicato da amorevoli autolesionisti del pensiero), almeno potrò capire se mi piace farlo oppure dopo un po’ mi darà noia.

Infine… The Blog è un modo per parlare a tutti, in quanto pubblico, e a nessuno, infatti tranne pochi eletti quasi nessuno sa che esiste. E va bene così. Io nn voglio scrivere a tanti. Voglio scrivere a qualcuno ogni giorno. Anche se a volte quel qualcuno sono io.