Empatia: Gioco d’azzardo

(Cit.)

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Stare vicino alle persone a cui vuoi bene non è una cosa semplice.

La difficoltà cambia da persona a persona, perché ognuno di noi è diverso da tutti gli altri e va compreso nella sua unicità.

Per uno tendenzialmente ansioso come me, ad esempio, la difficoltà è quella di riuscire a limitare la propria apprensione per non opprimere l’altra persona. Facile quando va tutto bene. Meno facile quando dall’altra parte sai che ci sono mille problemi. Che forse non sono i tuoi, ma se sei sincero è come se lo fossero.

È una cosa che adesso riesco a gestire abbastanza bene, ma di sicuro non è stato sempre così.

È come se il rapporto tra due persone fosse un equilibrio in continua evoluzione tra una empatia di base (di certo scaturita da una base affettiva molto forte) e il rispetto dei tempi, della privacy, della sensibilità e del pudore altrui.

Sapere stare al “proprio posto” ma esserci sempre è dura: a volte ti senti inutile perché vorresti disperatamente fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma non puoi. E questo ti distrugge.

Riuscire a gestire un affetto sincero, ma che sia pronto a fare un passo indietro, sia discreto e a volte non faccia neppure domande, è una bella scommessa. La mia.

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PS: Sono per natura una persona estremamente ponderata e so bene che che chi scommette prima o poi perde. E se da napoletano voglio bene a tutti, la mia città mi ha reso pure diffidente e così credo in poche, pochissime persone. Queste persone però meritano tutto il mio azzardo.

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Stasera-o-domani!


Dopo tre anni molto impegnativi sono finalmente tornato a Carloforte. Mi mancava.

La città è il centro abitato di una piccola isola non lontana da Cagliari.

Tornare “sull’isola-dell’isola-della penisola”, come romanticamente la definiscono i locali, mi dà sempre un senso di pace, questo in effetti è il 16º anno che passo qui parte dell’estate.

Questo posto è stupendo, ha una storia unica che affonda le sue radici nel mare, nella schiavitù, fino alla pirateria e, non ultimo, qui si mangia pure parecchio bene. Il ché non guasta mai.

Ma ogni rosa ha le sue spine. Quelle di quest’isola – che un mese all’anno vede quadruplicare la sua popolazione – sono legate alle abitudini degli 11 mesi rimanenti.

Intanto il turista è tollerato, ma vista la maleducazione dilagante in fondo ci sta. La cosa però che più colpisce chi non è avvezzo ai ritmi isolani è la proverbiale e serafica calma dei carlofortini.

Il perché non è difficile da capire: in autunno, inverno e primavera andare ad acquistare beni o servizi rappresenta uno dei pochi momenti di scambio di opinioni o notizie di prima mano. Non esiste fretta alcuna, al contrario, la premura sarebbe vista come scarso piacere ad intrattenersi.

Immaginate cosa succede quindi in estate, quando l’esercente si trova davanti un cliente che ha fretta di acquistare, pagare e andarsene (magari a mare, oppure gli serve un ricambio dell’auto per potere lasciare l’isola il giorno stesso). Le risposte inevitabilmente presuppongono dei tempi che sono per noi incomprensibili e che in questi anni hanno determinato risse verbali (ma anche fisiche) oltre a innumerevoli casi di esaurimento nervoso e infiniti tentativi di imitazione.

Quando il cliente pone una sollecita e specifica richiesta al venditore, questo di primo acchito lo guarda con aria incuriosita, come fosse un animale esotico, ma subito dopo lo mette alla prova con la prima risposta base del carlofortino: EH – NON – C’È!

Il cliente, un po’ smarrito, a quel punto prova a chiedere (specie nel caso del ricambio per partenza impellente) se il bene non ci sia perché non trattino l’articolo oppure sia solo terminato. Qui scatta la seconda risposta tipo: È-FINITO! (Fidatevi, succede proprio così)

A questo punto il confronto può ragionevolmente terminare (se si cercano, ad esempio, delle spezie) ma non finirà se abbiamo l’auto in panne e una nave da prendere a Cagliari una manciata di ore più tardi. In questo caso l’acquirente-determinato opterà per incalzare l’esercente con una domanda logica per capire se e quando arriverà ciò di cui ha estremo e urgente bisogno.

E qui che scatta la terza risposta tipo, che ha visto soccombere fior di pazienze e infrangersi anni di pratiche zen: QUANDO??? COME-QUANDO?! (Prova-a-ripassare-) STASERA-O-DOMANI!!!

Con calma…

PS: Dopo tanti anni e tante avventure legate a questa terra, tengo a dire che guardo a tutte queste dinamiche come ad una caratteristica o, se vogliamo, un vezzo dei carlofortini (anche perché sono ancora sull’isola mentre scrivo e vorrei tornare sano e salvo sul continente).

Scherzi a parte, un giorno forse arriveranno i ritmi cittadini anche qui (come diversi anni fa chiuse il campeggio e arrivò il porto turistico con i suoi yacht). Quello sarà un giorno triste.

Ma se vi si romperà la macchina magari riuscirete anche a ripartire 😉

Una scelta di campo


Una giovane coppia che inizia a frequentarsi si imbatte in diverse prove, al cui confronto le fatiche di Ercole sono una passeggiata di salute. Angherie belle e buone volte a scoraggiare il malcapitato oppure, semplicemente, a valutarne motivazioni e risolutezza. 

Un primo vero test è “l’uscita” (pizza, cinema, aperitivo) con gli amici quando, tra gli altri, conosci la migliore amica. Che di solito è una sadica stronza ossessivo-compulsiva. Con sorriso modello Bestia di Satana te ne farà passare di cotte e di crude per testarti più di quanto si riserverebbe a una cavia da laboratorio, per poi dare il suo nulla osta con un gesto di malcelata sufficienza. 

Tutto questo mentre tu sorridi dolcemente per mantenere il tuo ruolo di uomo perfetto. 

Superata questa prima scrematura, il fidanzato modello si scontra con la cena coi colleghi, di solito nel periodo natalizio. Tavolate di esauriti, urlanti e ubriachi (dopo appena un sorso di vino) che rivolgono al malcapitato domande imbarazzanti alternate a barzellette spinte a cui, beninteso, non sai mai se devi o puoi ridere e soprattutto fino a che punto. Di solito il “carico da 11” lo mette il (o la) capoufficio che ti sottopone ad un vero colloquio di lavoro, finalizzato però non certo alla tua assunzione, quanto più al concreto rischio di licenziamento e sevizia del tuo compagno. 

Anche lì uno stress pazzesco. 

Superati i primi due stadi si passa al conoscere la famiglia. È qui che scatta il temutissimo pranzo coi parenti, in primis con i genitori. 

In questo caso si parte con la presentazione modello: Papà, questo è Giulio… panico senza manco i sofficini a stemperare la questione, fino alle 1000 sfaccettature di Ti presento i miei, Sfigatto compreso. 

Le aspettative di vita della coppia in questa circostanza si assottigliano drasticamente. 

In questi casi il malcapitato assiste a un’ordalia di pazzoidi tra zie che ti danno dolorosissimi pizzichi sulle guance e mariti che ti caricano il piatto all’inverosimile per vedere se alzi un sopracciglio. Completano il quadro il suocero che ti guarda con evidente compassione perché sa a cosa vai incontro e la suocera, che invece si diletta a studiare le tue fattezze e il modo in cui fai onore alla tavola mentre stringe in una mano il Galateo e nell’altra l’ultimo compendio di Lombroso. 

Risultati devastanti garantiti. 
Ma poniamo caso che, per qualche scherzo del destino, la coppia sia sopravvissuta e abbia pure superato magari il corollario di ex-fidanzati che immancabilmente tornano (oppure sono sempre stati lì, vai a capire). 

Dopo tutte queste forche caudine, senza saperlo, i fidanzatini vanno incontro ad una forma di selezione naturale. Solo dopo questa prova la coppia può dirsi davvero solida: la domenica da IKEA! 
Se qualcuno ha mai pensato che l’educazione dei figli determini uno dei massimo stress nella coppia beh, questo qualcuno non ha mai passato una giornata con il proprio compagno nel magazzino svedese per comprare “due sciocchezze”. A partire dal traffico e dal parcheggio, fino ad arrivare alla scelta di centinaia di utensili e stoviglie, sedie, divani, armadi e librerie Billy, centinaia di candele profumate… tutto questo scava a fondo nel rapporto a due, affondando gli artigli negli angoli reconditi del nostro inconscio, giù giù fino ad arrivare al quesito più dirimente. Una vera e propria scelta di campo, davanti alla quale si dice che addirittura Gianni Morandi e sua moglie Anna, in passato, abbiano avuto un momento di crisi. 

Cosa abbinare a pranzo alle polpette di Ikea: purea di patate o marmellata di mirtilli??? 

Disastro

Il volo del calabrone

 

“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. 

Io credo che ognuno di noi, almeno una volta, abbia sognato di volare. Mi dicono sia tipico dell’adolescenza. Il problema è che io continuo a farlo. 

Spesso sogno di correre e di spiccare il volo. È una sensazione stupenda e mi trasmette un benessere immediato. Il volo non è rapido né confuso. È, al contrario, lento e dolce. Permette di vedere di solito ampie distese di terra e termina sempre con un tranquillo atterraggio. 

La mia struttura, ancor più di quella del calabrone, è inadatta al volo. Al momento in effetti non riuscirei a sollevarmi da terra. Ma nei miei sogni io forse non lo so e quindi volo lo stesso!

Buonanotte 

Chi trova un amico…


Cercare di capire le persone è come guardare il mondo attraverso una lente colorata. È affascinante ma non semplice: a volte l’immagine non è a fuoco e in alcuni casi non sai neppure bene cosa stai cercando. 

Eppure intuisci che qualcosa c’è. 

Ne intuisci il potenziale disarmante. Capisci che sotto riservatezza o bizzarria, millantata follia o mani che si agitano al vento nel tardo pomeriggio, racconti strampalati in piedi su di una panchina (tra adolescenti incappucciati e i cartoni della pizza in mano), attitudine allo smarrimento e difficoltà di perdere, si celano diamanti, grezzi. Veri e propri tesori rimasti nascosti grazie alla loro inaccessibilità. 

E anche se qualcuno dice che sotto la X non ci sono sempre dei gran dobloni, in cuor tuo sai che non possono neppure essere troppo lontani. 

Ponza, il confino, la Bella e la Bestia

 

Chi ama il mare non può che amare le isole. Piccole o grandi che siano chi le abita è parte di una realtà che difficilmente ammette commistioni. Prendendo in prestito ed estendendo Mazzei possiamo facilmente parlare di particolarismo insulare. 

La loro condizione le ha rese in passato luogo ideale per mille esperimenti, dalla culla/incubatore di civiltà fino alla destinazione remota dove confinare personalità scomode. 

A Ponza, ad esempio, è stato confinato Pertini ed io, consapevole che non sarei riuscito mai ad avere altro in comune con quest’uomo eccezionale, mi ci sono auto-confinato in questo fine settimana. 

Premetto che non facevo mare da quasi 3 anni e quindi il solo potermici affacciare è stato meraviglioso, ma devo dire che sono stato davvero bene. E questo grazie a chi mi ha dato suggerimenti ma, soprattutto, grazie a chi mi ha accompagnato. 

Ponza dunque isola magica? 

Forse no, ma di certo isola vivibile e a misura d’uomo. Anzi, più ancora, a misura di adolescente. 

Sciami di ragazzini e ragazzine dai 16 ai 45 anni (!), in giro per locali e localini riempivano le arterie principali del porto per la comprensibile gioia dei commercianti locali e la costernazione di tutti gli altri, me compreso. 

Una specie di zona franca, dove chi sbarca crede che parecchio gli sia concesso. 

L’extra territorialità. Sembra questo, negli ultimi anni il ruolo in cui molte isole si sono relegate. Sia essa finanziaria, politica o sociale, come in questo caso, poco importa. 

Sull’isola i “novelli pirati” arrembanti dai loro yacht si permettono cose che a casa loro non si sognerebbero mai di fare. Ma sull’isola di sentono padroni perché, come ho sentito dire più volte, portano soldi. Ogni commento mi pare superfluo. 

Torniamo a noi: Vista anche la festività di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, bisogna dire che l’isola era gremita in ogni ordine e grado delle strutture ricettive. Eppure, anche se non regalata, siamo riusciti a recuperare una sistemazione dignitosa in un B&B. Il cui nome non farò per scelta, ma che ha rappresentato parecchio del divertimento della vacanza. 

Posso solo dire che la struttura era molto prossima al porto e godeva di una terrazza con una vista eccellente, soprattutto al tramonto. Il tutto gestito da un orso bonaccione e dalla sua bellissima (e pazientissima) figlia Francesca, prova vivente che il miglioramento della specie è un dato di fatto, che a volte si ottengono persino risultati prodigiosi, ma che richiede anche molto, molto coraggio. 

Le esilaranti dinamiche tra i due, che avevano ben poco da invidiare a Casa Vianello, hanno colorato questi tre giorni e reso la vacanza, oltre che rilassante e saporita (sull’isola si mangia davvero bene) anche divertente. 

In fine una menzione speciale per Francesco, il Fauno. Una persona splendida che spero di incontrare di nuovo se mai riuscirò a tornare a Ponza. 

Grazie a tutti e alla mia metà.