Mihrab

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Quasi tutti, per fortuna, abbiamo un nucleo familiare alle spalle e, con questo, un fitto corredo di aneddoti e storie che hanno caratterizzato la vita dei nostri genitori e, in qualche modo, influenzato i nostri gusti e la nostra coscienza.
Queste vicende però nn sempre ci vengono raccontate davanti ad un focolare. Anzi. A dirla tutta quasi mai: La famiglia media di quando ero piccolo io si riuniva già per lo più intorno al tubo catodico.

Gli indizi di queste storie e di questo passato quindi spesso restano disseminati un po’ qua è un po’ là in casa e negli anni, tra soprammobili e indumenti, tra nomi scelti e nomi letti. Così, senza che ce ne accorgiamo, diventano parte del quotidiano.

Quando sei bambino non ti poni il problema del perché ti chiami in un certo modo o perché in casa tua ci sono determinati oggetti o come mai si usino certi termini nel linguaggio di ogni giorno. Eppure un motivo c’è.

E mentre se hai casa zeppa di libri di moto e auto e tu sei appassionato di motori l’equazione è presto fatta, in altre circostanze il collegamento esiste ma tu non hai le coordinate per venirne a capo. Non è colpa di nessuno semplicemente hai tanti tasselli ma ti sfugge il collante.

Finché un bel giorno vai ad ascoltare una conferenza, molto di nicchia, e solo allora, nell’arco di due ore, tutti i pezzi vanno al loro posto. Il puzzle si compone. Il disegno nn poteva che essere quello. Era il solo possibile ed era semplice, ma tu nn ci eri mai arrivato.

PS: Resta il fatto che alcune cose nn te le spiegherai mai. Ma a pensarci bene forse è davvero meglio così.

Bioritmi

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Ognuno di noi ha dei bioritmi. Il mio ex capo si svegliava alle 5 del mattino e alle 5,30 ascoltava il primo radio giornale. Quando arrivava in ufficio, qualche ora dopo, era caricato a molla. Un fiume in piena di idee e progetti per le successive 12 ore. Un vulcano.

Io quando mi sveglio la mattina sn peggio di un motore diesel di prima generazione: un “polmone” in gergo. Carburo con una lentezza impressionante. E questo nn perché nn ci provi ma proprio perché semplicemente nn ce la faccio!
I tentativi sn stati vani quanto pericolosi.

Ultimi degni di nota si sono avuti in questa settimana dove sn andato in ufficio con un po’ più di calma visto il periodo. Ho pensato: fai qualcosa di buono. Fai qualche servizio in casa. Sistema le cose in disordine e vedi quello che nn va. Cose semplici. Al maschietto medio già a monte si richiedono cose di infima capacità intellettiva e ultimamente anche di bassa manualità. Svuotare la lavastoviglie, riempire la zuccheriera, riporre i panni stirati, vedere cosa manca in frigo. Cose così.
Nn l’avessi mai fatto! Tragedie indicibili si sono abbattute su di me e chi mi circonda. L’ultima stamane.

Quando la povera Gina ha preparato il caffè io ancora giacevo catatonico sulla sedia cercando di capire chi fossi e da quale universo provenissi.
Appena lo ha assaggiato però sn stato richiamato con violenza sulla Terra da un disperato singulto di sofferenza, associato ad uno sguardo incredulo e insieme accusatorio nei miei confronti!
Nello stesso istante l’ho vista scappare in bagno.
Davanti a me la povera tazzina, innocente. Di fianco a lei la piccola zuccheriera ricolma di sale, finissimo…

La Scirocco

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C’è stato un tempo in cui la sola idea di potere avere un’auto tutta mia nn mi ha fatto dormire per oltre 48 ore.
Poco prima lo Zio Ettore aveva annunciato di volermi regalare LA Scirocco.

A dirla tutta io nn sapevo bene di cosa davvero mi stesse parlando, sapevo però che era una vecchia macchina, ma con un motore super e praticamente nuovo. Nella mia testa di ventenne si aprivano praterie di viaggi. Chilometri da macinare a perdita d’occhio.

La Scirocco GTI era un coupé Volkswagen dei primissimi anni ’80 il cui motore era stato sostituito pochi mesi prima con quello Golf GTI. E anche se rispetto a quest’ultima la sua linea risultava un po’ démodé, per me nn esisteva auto più bella al mondo.
Il nuovo propulsore, in compenso, era ai vertici della categoria: una bomba.

Profilo basso, oltre 100 cavalli e tanta tanta coppia. Dura e scomoda come un cart, onesta e sincera come un buon vino rosso.
L’ho curata e coccolata fino a passarle la Leocrema sulla pelle del cruscotto. L’ho lavata a mano e ho visto piangere di Ferodo i suoi cerchi in lega.

Il mio amore per questa macchina è stato letteralmente sconfinato. Soli, io e lei, oppure con i migliori amici che si possano desiderare, ho fatto le cose migliori e peggiori del mondo. Otranto, La Spezia, Barcellona, Budapest, Cracovia, Praga, Vienna, Campo Galiano.

Negli anni l’ho usata come Formula 1, furgone, letto, divano, videogame, impianto stereo, stendino per i panni, piano da lavoro. Nn ha mai funzionato il clacson, ma poco male, tanto nn l’ho mai usato.
Mi si sn distrutti perni di campanatura e convergenza, cuscinetti a sfera, pompe dell’acqua. Persino il cambio.
Ma lei non mi ha mai deluso.

Grazie Zio

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Un grazie speciale allo Sciarpino, l’Arciprete e la Stena che hanno vissuto con me e con La Scirocco momenti tra i più belli della mia vita.