Propositi per il nuovo anno

Sulla falsariga di quella stilata dalla rivista Internazionale (e segnalatami dalla mia “influenza remota”), vado a compilare una lista semi seria dei miei buoni propositi per il 2019.

Diciamo che se già riuscissi a perseguirne la metà sarebbe un gran risultato.

Tra questi:

Stare un po’ zitto e ragionare di più.

Fare le analisi.

Curarmi di più e volermi bene.

Cercare di dimezzare il tempo passato sul telefonino, specie in compagnia.

Ascoltare più musica dal vivo.

Guardare il mare almeno una volta al mese.

Avere una vita più regolare.

Mangiare di meno e dormire di più.

Fare il turista a Roma.

Fare il romano a Roma.

Andare a Lisbona.

Progettare viaggi futuri a corto raggio (Tourist Trophy) e più lontano (Giappone).

Migliorare la mia grafia.

Essere meno scontroso.

Imparare a chiedere.

Essere meno orgoglioso.

Festeggiare più spesso.

Bere più vino e meno coca zero.

Acquisire maggiore consapevolezza.

Ritagliarmi i miei spazi.

Nuotare.

Trascorrere più WE in montagna.

Tornare a Carloforte.

Recuperare alcune vecchie magliette.

Buttare/regalare quante più cose possibili.

Evitare effetto fisarmonica.

Essere meno melodrammatico.

Coccolare di più i miei.

Staccare.

Perseguire con maggiore determinazione la felicità mia e del “cialtronume” che mi è vicino.

…E voi???

Un “serio tentativo”

In questi ultimi sei mesi ho temuto di non farcela. Sia chiaro, non credevo che non ce l’avrebbe fatta chi doveva. Il miracolo, perché di questo dovremmo parlare, c’è stato.

Temevo di non reggere io. Emotivamente.

Sapevo di essere al limite. Sapevo di avere bisogno di “mettere carne a cuocere” ma di non poterlo fare, non in questo momento.

Temevo che se mi fossi fermato, se avessi esitato anche solo un attimo, sarei crollato. E quindi continuavo a rilanciare. Sempre più cose. Sempre più ripido. Sempre più veloce.

Poi è venuta l’estate. E mi sono dovuto fermare.

Ero destabilizzato, non potevo più rilanciare e ho avuto paura. Paura di non riuscire. E invece il tempo è passato e le cose sono andate avanti. I rapporti personali, l’affetto, l’impegno, la professionalità hanno tenuto. La squadra ha tenuto. In alcuni casi ho assistito a curve di apprendimento verticali per oltre due mesi. Razionalità e passione. Il meglio dei diversi approcci ma con un solo obiettivo.

Persone che non dormono, che non mangiano, che stanno male, ma non mollano. Mai.

Ho visto l’invidia. Ho visto la superficialità. Ho visto la provocazione.

Ma ho visto anche la determinazione, la resilienza, ho visto il rispetto.

E finalmente la consapevolezza. Il regalo più grande.

Non mi illudo che sia finita. Non lo è mai. Ma abbiamo messo un punto (cit. Gallo).

Bello grosso.

Buone Feste, a tutti