Rene, Trapianto di un Libro Cuore

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Sono cresciuto in un secolo breve in cui l’ideologia oramai era un qualcosa di superato e presto o tardi avrebbe lasciato il posto a Dagospia.

Sono cresciuto in una città dove la povertà nn è “appannaggio” dello straniero (e se nn parli bene in dialetto lo straniero sei tu).
Dove quando hai qualcosa quasi te ne vergogni perché quelli che hanno, troppo spesso, nn lo hanno guadagnato.

Sono cresciuto in una scuola “bene”, dove i rampolli della città “bene” mandavano i loro figli “bene” (ma che poi, tante volte, “bene” nn erano).
Ma io nn ero “bene” né male.
Io venivo solo da lontano.

Sono cresciuto in una classe anomala con docenti eccezionali e amici veri, che mi hanno trasmesso passioni e tormentoni, che hanno subìto i miei amori e le mie manie, ma mi sono sempre rimasti vicini. Ancora oggi.

Sono cresciuto una mattina in cui un capellone riccio e secco che scriveva su un giornale di nome “Rene” – Trapianto di un Libro Cuore – mi spiegò che il motivo per cui io ragazzino stavo lì, nn era per saltare la lezione, ma per cercare di capire perché avevano ucciso un magistrato.
La verità è che io allora nn sapevo neppure cosa fosse la magistratura.

Quel giorno però ho capito da che parte volevo stare.

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PS: Negli anni sn stato “accusato” di essere di destra come di sinistra. Nn troppo chiattillo ma nn abbastanza alternativo. Troppo alla mano e con la puzza sotto al naso (giuro).
Un “cavernicolo vestito da profugo” da qualcuno e “troppo perfettino” da qualcun altro.
Tutto questo forse in un primo tempo nn ha aiutato la mia identità, ma di certo nn mi ha costretto in categorie che nn mi sono mai appartenute.

Il Sampietrino

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Una cosa che nn avevo mai fatto fino ad oggi era stata scrivere per insonnia. Certo quando ho avviato il blog ho pensato, e scritto, che questo nasceva come un qualcosa di puramente egoistico e dicendolo mi sn messo al riparo dal dovere scrivere quando nn ne avevo voglia oppure quando non avessi avuto argomenti che mi ispirassero abbastanza.

Tuttavia nn avrei mai pensato di scrivere solo per passare il tempo. Però tant’è: Mentre chi è al mio fianco ronfa allegramente… io nn ho sonno. E nn ho neppure un libro da leggere senza accendere la luce e interrompere il c.d. sonno del giusto della mia povera compagna (lo so che fa molto vetero comunista ma nn trovo termine più prossimo al mio ideale di coppia).

E forse ho trovato un argomento per un post estemporaneo.

Il Sampietrino

Il mio primo incontro con un sampietrino è stato a Napoli quando tanti anni fa sotto la questura ne scoprii le proprietà contundenti e quanto fosse agevolmente asportabile dal manto stradale per essere utilizzato alla bisogna durante le manifestazioni studentesche.
Bei tempi.

Il cosiddetto “cazzimbocchio” nn si prestava solo in contesti “antagonisti”. Solido e resistente ( un incubo nella posa a terra con quell’odore di pece usata per colmare gli interstizi) creava disegni stupendi nella pavimentazione di archi e controarchi che più di una volta ho avuto modo di studiare tra Napoli e Roma .

L’amato oggetto però alla prima pioggia saltava via dalla sua sede dando luogo facilmente a fossi (nel senso di fossati) su cui ho sfondato pneumatici in abbondanza e crepato diversi cerchi in lega di moto e macchine.
Non solo. Opportunamente levigato dall’attrito, reso umido o bagnato dalla pioggia, o a tarda notte, è diventato ben presto, insieme a tombini, strisce pedonali e rotaie, croce e delizia delle curve fatte in motocicletta.
Ma anche uno dei contesti dove con una vecchia 500 si potevano seminare chiattilli in auto e sciami di teppisti in motorino.

Uno degli incontri più recenti e piacevoli con un sampietrino è stato quest’anno passato nel Ghetto di Roma. Davanti a molte abitazioni dalle quali erano stati deportati gli inquilini oltre sessanta anni fa, sono stati sostituiti i sampietrini originali con altrettanti cazzimbocchi in ottone ognuno con sopra incisi nome, cognome, anno di nascita e data di arresto di uomini e donne che oggi nn ci sono più.
Buonanotte

PS: alla fine mi sn lasciato prendere la mano e sono più sveglio di prima. “Questa qui” invece continua a dormire!