Mihrab

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Quasi tutti, per fortuna, abbiamo un nucleo familiare alle spalle e, con questo, un fitto corredo di aneddoti e storie che hanno caratterizzato la vita dei nostri genitori e, in qualche modo, influenzato i nostri gusti e la nostra coscienza.
Queste vicende però nn sempre ci vengono raccontate davanti ad un focolare. Anzi. A dirla tutta quasi mai: La famiglia media di quando ero piccolo io si riuniva già per lo più intorno al tubo catodico.

Gli indizi di queste storie e di questo passato quindi spesso restano disseminati un po’ qua è un po’ là in casa e negli anni, tra soprammobili e indumenti, tra nomi scelti e nomi letti. Così, senza che ce ne accorgiamo, diventano parte del quotidiano.

Quando sei bambino non ti poni il problema del perché ti chiami in un certo modo o perché in casa tua ci sono determinati oggetti o come mai si usino certi termini nel linguaggio di ogni giorno. Eppure un motivo c’è.

E mentre se hai casa zeppa di libri di moto e auto e tu sei appassionato di motori l’equazione è presto fatta, in altre circostanze il collegamento esiste ma tu non hai le coordinate per venirne a capo. Non è colpa di nessuno semplicemente hai tanti tasselli ma ti sfugge il collante.

Finché un bel giorno vai ad ascoltare una conferenza, molto di nicchia, e solo allora, nell’arco di due ore, tutti i pezzi vanno al loro posto. Il puzzle si compone. Il disegno nn poteva che essere quello. Era il solo possibile ed era semplice, ma tu nn ci eri mai arrivato.

PS: Resta il fatto che alcune cose nn te le spiegherai mai. Ma a pensarci bene forse è davvero meglio così.