So’ semp’ nu signore

IMG_1197-0.JPG

Bologna. La prima volta che sn passato dalla stazione e mi sn trovato lo squarcio della bomba nella parete nn avevo idea di cosa fosse.
Avevo 18 anni (avrei dovuto sapere cosa fosse successo) e faceva un freddo cane. Ma a quest’ultima cosa ero stato preparato dai racconti di mia nonna che, bolognese, veniva spedita a scuola previo “bianchino” scolato come fosse ovomaltina. E infatti era diventata mezza alcolizzata.

Per ovviare al gelo di quella notte sono rimasto nella sala d’attesa – riscaldata già allora – oltre due ore, di notte, chiedendomi quale designer fatto di acidi avesse concepito quel varco inquietante, poi murato con tre elementi di cristallo orizzontali.

Mi trovavo in stazione di passaggio. Ero stato a Gorizia per sostenere una sorta di esame e, per fortuna – posso dire adesso – era andato male. In fase di iscrizione avevo conosciuto un simpatico tipo di Conegliano Veneto a cui avevo promesso una stecca di sigarette napoletane e, da uomo di conseguenza, ero arrivato a Gorizia armato di “Mabboro” di contrabbando-ufficiali.

Il tipo però a Gorizia nn lo avevo visto più e così fino a Bologna, nn fumando, avevo regalato sigarette a destra e a mancina.
Arrivato lì avevo scoperto che il primo treno per tornare a Napoli sarebbe partito diverse ore dopo, causa l’interruzione notturna del servizio. Così, insieme ad un gruppetto di ragazzi che come me tornavano nel profondo sud, iniziammo a girare su e giù per la stazione fino a che non ci imbattemmo in una barbona.
La signora era accampata proprio nella porzione di muro lasciato vuoto dalla crepa e, così facendo, poteva tenere d’occhio i suoi effetti personali anche quando si avventurava fuori dalla sala d’aspetto. Era piccola, piccolissima. Il viso era tutto una ruga e i capelli erano raccolti in un’unica compatta liana. Rasta.
Sembrava una tartaruga centenaria. Eppure tutte quelle rughe scomparvero in un solo istante quando mi chiese una sigaretta ed io le risposi d’istinto: “Signora!!! Ma quale sigaretta?!? Io vi do tutta la stecca!!!”

Sono passati tanti anni e non ho più visto quell’anziana barbona ma da allora, ogni volta che passo in treno da qui, cerco quello squarcio.
Quasi avessi con questo un rapporto personale.

Questo post è dedicato a Giovanni Di Dio