Il piccolo Leviatano

Ogni volta che mi sono messo alla prova ho temuto, come tutti, di non farcela. Di avere chiesto troppo alle mie forze. Eppure, quando è stato il momento, ho dovuto dimostrare a me stesso di essere in grado di farcela. Da solo.

In più ho sempre avuto una certa ritrosia a dire come sono fatto (mi sembrava di essere uno che se la canta e se la suona), così ho sempre preferito fossero i miei amici a descrivere i miei pochi pregi e i miei infiniti difetti. Per me resta imperituro il detto: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Se potessi, infatti, ai colloqui di lavoro porterei con me tutte le persone a cui voglio bene e direi: “Ecco, li vedete? Guardateli bene perché è questo che sono. Tutti i loro difetti sono i miei. Ognuno di loro però mi ha anche insegnato tanto e una parte consistente di ciascuno mi è rimasta addosso. E a dirla tutta ne sono anche parecchio geloso”.

E se è vero che non ho mai avvertito il bisogno di dimostrare niente a nessuno, è anche vero che io sono la summa di tutte queste persone. E quindi è a loro che devo rendere conto e non ad altri. È ognuno di loro che io non voglio e non posso deludere. E non lo farò, neppure questa volta.

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