Londra, provincia di Napoli. Ovvero la sindrome del napoletano all’estero.

20131016-214528.jpg
Foto by Corinaldo

Sono un paio di giorni che Londra mi “perseguita”. Da una parte è colpa di chi ci vive e con piacere ogni tanto si fa sentire. Dall’altra dipende da tutti quegli amici che, beati loro, vanno spesso e volentieri oltremanica come turisti. In parte ancora, per quanto possa sembrare strano, dipende dal fatto che Londra “se ne cade” di napoletani. Residenti e non.

Ci pensavo questa mattina: quella dei napoletani a Londra è una comunità dilagante e, a suo modo, invadente. Sono seriamente convinto che, in rapporto alla popolazione dei rispettivi paesi ci siano molti più italiani (leggi pure: napoletani) che nn indiani a Londra.
Inquietante nn c’è che dire.

In realtà in passato ho capito che il napoletano nn è altro che un esploratore (solo che è il pianeta ad esserne saturo). Ad esempio, per il partenopeo un luogo di villeggiatura è “buono” se nn incontra altri napoletani, cosa peraltro assai complessa vista la diffusione quanto meno endemica della specie.
Mi chiedo: come si può amare così tanto una città ed essere al contempo così refrattari ai suoi abitanti? Forse perché ti rivedi in loro…con orrore???

Quando sei all’estero e senti un accento gutturale e sospetto, perché va da sé che o è un napoletano oppure un cavernicolo del protozoico (e quindi è morto), cerchi disperatamente e inutilmente di mimetizzarti camaleonticamente con il contesto circostante.
Tutto inutile. Il napoletano avverte la tua presenza, sente i “ferormoni cafardi”, poi ti vede… e dopo che ti ha sgamato inesorabilmente si azzelléa!!!
A quel punto ha inizio l’insopportabile tiritera di “conosci tizio?”,” tieni presente caio?”, “dove te la fai?”e… ” a chi appartieni?” (da notare come la privacy per il napoletano sia un optional).
Morale: al 99%,”uscite a parenti”!
È di tutta evidenza che se questa dinamica si verifica più di un paio di volte, la località è palesemente infestata e la scelta della destinazione è da ritenersi quanto meno improvvida.
La cosa bella è che, dopo una forma esplicita di ritrosia iniziale, ti fa pure piacere fare due chiacchiere.
Solo due però!!!!

Mi sono sempre chiesto com’è possibile che il napoletano sia ovunque? Ma come fa, che c’ha, i poteri? come Carletto dei Sofficini!?!
Per un certo periodo ho anche ipotizzato che il partenopeo avesse il dono dell’ubiquità. Troppi ne trovi in giro e tutti, e dico proprio tutti, dopo averti chiesto mezza informazione e sentito il tuo malcelato accento mimetico-locale, ti guardano soddisfatti e ti chiedono retoricamente: “Anche tu di Bolzano, vero?”
E tu, turista, fravecatore, immigrato, sequestrato, deportato… una volta pizzicato rispondi: “Certo, Bolzano nord. Nn si sente?”

Pietà!

23 thoughts on “Londra, provincia di Napoli. Ovvero la sindrome del napoletano all’estero.

  1. “Scusa capo.. Ma tu sei di Napoli Napoli? ” no perchè da quando ho lasciato la nostra città la cosa mi perseguita… Persino la moglie francese di un amico mi ga chiesto “ma sei di Napoli città?”. Comunque posso rassicurarti e dirti che qui a Londra vincono glu indiani/pakistani/strilanchesi di gran lunga 😉 posto che non siamo pochi… Dove ti giri ti giri senti parlare italiano, non saprei dirti in % quanti napoletani, pare che Barcellona detenga il primato europeo.. Bah, e tu quando vieni ad aumentare le statistiche? (Almeno del turismo)

  2. Be’ considerando quanti abitanti ha Napoli non mi sorprende ka cosa… mi sorprende di più che ovunque io vada trovi Colleferrini… questo ha un indice di probabilità inferiore. .. eppure…:)

    • Ti ringrazio. Il problema è che Napoli, che di suo nn avrebbe velleità di esportazione, funziona invece spesso da città laboratorio per inquietanti dinamiche sociali. Come quella di tenere a distanza i propri simili in viaggio: poi si è ampiamente diffusa sul territorio nazionale.
      Va da sé che i napoletani sono povere cavie senza manco uno straccio di indennizzo.
      Una cosa è certa. Se sopravvivi al laboratorio di Napoli sei pronta ad affrontare il mondo.

      • Aspetta, aspetta. Se vuoi una città in cui davvero chiunque ti tenga a distanza se sei del posto, in cui non conosci neppure i tuoi vicini di casa, in cui per strada i soli a salutarti sono i migranti (e grazie al cielo ci sono loro, a portare un po’ di vita e umanità), devi venire a Milano. Provare per credere. 😉

      • Mi fido sulla parola! Eppure pensavo che una forma di complicità ci fosse, tra “milanesi”, in virtù dello stress e dei tempi giapponesi a disposizione causa lavoro-lavoro-lavoro.
        Con Milano chiudo un occhio (anche due) perché il mio amatissimo nonno, buonanima, era milanese! Ecco l’ho detto… Adesso mi arriva il foglio di via da Napoli via posta certificata…

  3. no non si tratta di ubiquità… è ke giusto sabato ho notato ke a napoli è pieno di bambini! rispetto a Roma, x non parlare di Torino!, abbiamo incontrato un sacco di passeggini, cullette, pargoli plurisorellati/frastellati, etc. confermando ke l duomo mediterraneo si riproduce con sorprendente facilità! (sorprendente soprattutto x i tempi di crisi!)
    E quelli è facile ke la metà partano…. ke altrim Napoli avrebbe gli stessi abitanti del cairo!! ;)))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...